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Il sonno mantiene giovani: ecco come la tecnologia può essere d’aiuto

Letti che si muovono per seguire il nostro sonno, cuscini che ci svegliano al momento giusto, coperte a temperatura controllata: tutte le invenzioni che ci aiutano a riposare.

Il sonno mantiene giovani

Negli ultimi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante. In tutti i sensi: dagli elettrodomestici, alla domotica casalinga piuttosto che con tutti quei dispositivi hi-tech in grado di migliore il nostro comfort o il nostro riposo. Vediamo quindi quali sono le soluzioni più adottate al fine di ottenere i maggiori benefici anche quando si dorme.

Il materasso intelligente

Hai piedi freddi? Il nuovo Sleep Number 360 risolve questo problema con le bobine di riscaldamento su ogni lato del letto. Inoltre, le singole testate si adattano automaticamente per aiutare chi russa a smettere (e chi gli sta vicino a dormire). I sensori di pressione nel materasso cambiano la solidità (tramite le camere d’aria interne) per mantenerti comodo e quando ci si sveglia la mattina si riceve sull’app una relazione su come il letto è cambiato mentre si dormiva, così come un rating (un punteggio “SleepIQ”) basato sulla frequenza cardiaca, la respirazione e i movimenti.

Il cuscino amico del risveglio

Ti sveglia dolcemente, simulando la luce dell’alba. Ti aiuta a smettere di russare. Si adatta alla pressione del tuo capo e alla tua posizione e controlla il ritmo del tuo respiro. Ogni mattina, poi, ti dà un punteggio del sonno. E ha una radio wireless che riproduce suoni e musica che favoriscono il sonno.

Il letto futurista

Un letto con piattaforma multimediale dotata di sistema bedding con equalizzazione delle pressioni (per un buon sonno) oltre che di tende laterali automatizzate, che si aprono e chiudono secondo le preferenze. Ha poi strumenti tecnologici tra cui video proiettore con sistema home theatre ad alta definizione, console game & entertainment e connessione Internet, tutti gestiti da un sistema di automazione di ultima generazione con telecomando touch screen.

Il dispositivo “salva sonno”

Una fascia che viene posizionata sotto al materasso e comunica con un dispositivo-madre che si poggia sul comodino. Juvo traccia cento volte al secondo ogni più piccolo movimento, così come il respiro e i battiti cardiaci. Tutto viene rilevato senza contatto diretto con il corpo umano. Il sistema misura anche la temperatura, i rumori ambientali e l’illuminazione. Juvo integra il modulo Wi-Fi e uno speaker integrato che fa sia da sveglia sonora sia da diffusore di rumore di fondo. L’algoritmo proprietario va a unire tutti i dati relativi a battito cardiaco, respiro e movimenti per capire quando l’utente è in fase di sonno leggero così da svegliarlo nel modo migliore.

Otoprotettori su misura

La nostra soluzione tecnologicamente avanzate permette di riposare tranquillamente anche in quelle situazioni dove i rumori esterni lo impediscono (vicinato rumoroso, strade trafficate, etc.). I nostri otoprotettori su misura sono realizzati mediante il calco del vostro condotto uditivo al fine di offrire un comfort unico e una protezione fino a 35db.

A cura di Giulia Cimpanelli

A che cosa serve il cerume?

Il cerume ha proprietà antibiotiche ed è nato per difenderci dagli insetti. I meccanismi di pulizia e cosa non fare mai: dai lavaggi, ai bastoncini di cotone.

A che cosa serve il cerume?

Il cerume – spiega Claudio Albizzati, del servizio di otorinolaringoiatria dell’ospedale Multimedica di Milano – è il risultato del duro lavoro di due tipi di ghiandole che si trovano nel terzo più esterno del condotto uditivo: quelle sebacee, che producono sebo, e le apocrine modificate ceruminose, a cui si deve la “fabbricazione” della sostanza base che forma il cerume».

Le ghiandole apocrine sono simili alle ghiandole mammarie, per questo più vengono toccate, più cerume producono, motivo per il quale non bisogna pulirsi le orecchie. Le cellule all’interno del canale uditivo infatti sono uniche nel corpo umano, perché migrano. L’orecchio ha un sistema tutto suo per tenersi pulito, simile ad un nastro trasportatore che spinge la cera verso l’esterno. Si ritiene che i normali movimenti della mandibola (mentre mangiamo o parliamo) diano origine a questo processo.

«Prima di tutto il cerume funziona come lubrificante – spiega Claudio Albizzati – , poi impedisce, fra l’altro, l’ingresso di insetti e altro materiale indesiderato, infine è una barriera contro le infezioni da funghi e probabilmente anche da quelle sostenute da batteri. Dovrebbero essere argomenti sufficienti a convincerci che la produzione di cerume è indice di un orecchio sano e non di un orecchio sporco».

La protezione del padiglione contro gli insetti è dovuta alla natura appiccicosa della sostanza base del cerume, mentre quella contro le infezioni è dovuta alla lisozima, un enzima antibatterico.

«Non tutti produciamo lo stesso cerume – ci dice il professor Albizzati – , quello di caucasici e neri è diverso per consistenza da quello degli asiatici, che peraltro manca del caratteristico odore. Non sorprende quindi che questa “vituperata” secrezione sia servita anche per studiare migrazioni di popolazioni».

La distinzione è tra due tipi diversi di cerume: secco o cosiddetto “a squame” proprio degli asiatici e umido o “appiccicoso” proprio delle altre popolazioni e la diversità è dovuta a uno specifico gene.

Pulirsi le orecchie o no?

Se vogliamo sentire bene non puliamoci le orecchie. Non è l’invito a un’igiene approssimativa. Detergere bene il padiglione è sacrosanto, ma fermiamoci lì: il condotto uditivo lasciamolo stare, perché se la cava bene da solo, salvo eccezioni, e non gradisce intrusioni. Chi pensa di levarsi il cerume dall’orecchio non si fa affatto un favore. Va bene – si dirà – ma quando è troppo è troppo: se forma un “tappo” finisce che ci impedisce di sentire bene e magari ci fa venire anche le vertigini o ci fa “sentire i fischi” (i più o meno famosi “acufeni”).

Vero, però se bisogna proprio toglierlo meglio non fare da soli. «Normalmente il cerume migra da solo verso l’esterno, insieme con la pelle del condotto uditivo, in piccole scaglie, senza bisogno di nessun intervento», spiega Claudio Albizzati . «Se però ristagna e diventa un tappo, va rimosso da uno specialista, con idonei mezzi meccanici o con aspirazione». Spesso questo procedimento però si rende necessario solo nel caso di persone che portano apparecchi acustici che impediscono all’orecchio di svolgere le sue normali funzioni, come quella della pulizia.

Metodi fai da te per la rimozione del cerume?

«I bastoncini di cotone vanno benissimo per altri usi, se però si introducono nel condotto uditivo per togliere il cerume c’è il rischio che invece lo spingano più in fondo», dice il professor Albizzati. «Fra l’altro anche toccare continuamente la zona non fa altro che incrementare la produzione del cerume perché si verifica un “effetto mungitura” nei confronti della ghiandole apocrine, che così aumentano la loro attività».

La “speratura dell’orecchio” è una pratica della medicina “alternativa” che utilizza una candela fatta come un tubo cavo di cera d’api o paraffina da inserire nell’orecchio e bruciare all’estremità esterna. L’idea è che il calore all’interno della candela attiri il cerume fuori dal condotto uditivo. Una teoria assolutamente non suffragata in alcun modo.

«Il lavaggio auricolare praticato con siringa, anche se tradizionale – chiarisce ancora Claudio Albizzati – , può dare luogo a complicazioni come acufeni, rottura del timpano e lacerazioni del condotto, stando a un recentissimo studio scozzese, in un caso su mille, cioè moltissimo, visto quanto è diffusa questa procedura».

La micro-aspirazione è il metodo più usato (e con successo) dallo specialista è la micro-aspirazione, con l’intera procedura che viene eseguita mentre di guarda nel condotto uditivo con un microscopio.

Curiosità sul cerume animale

La più notevole scoperta scientifica degli ultimi tempi relativa al cerume è quella di un tappo auricolare di cera di 24 centimetri di una balena blu. A differenza degli esseri umani, che riversano all’esterno il loro cerume nel corso dei mesi, le balene lo conservano e quindi il caratteristico accumulo di cera registra gli eventi della vita dei mammiferi come gli anelli degli alberi rivelano l’alternarsi delle stagioni aride e umide.

Il cerume in particolare è stato analizzato da Sascha Usenko, uno scienziato ambientale presso la Baylor University di Waco, in Texas. Lui e il suo team hanno scoperto che durante i 12 anni di vita la balena era entrata in contatto con 16 diversi tipi di sostanze inquinanti come i pesticidi. Il cerume aveva anche registrato alti livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, in corrispondenza del raggiungimento della maturità sessuale da parte dell’animale, quando l’esemplare (un maschio) si era trovato in competizione per una femmina.

A cura di di Silvia Turin

Tappi per le orecchie: fanno male?

Ci sono persone che senza tappi per le orecchie non riescono a dormire: ecco perché non fanno male se e quando si procede al loro corretto utilizzo.

Tappi per le orecchie: fanno male?

Il sonno leggero, il rumore talvolta insopportabile anche nelle ore notturne per chi abita nelle grandi città, ma anche luoghi di lavoro particolarmente rumorosi come officine o fabbriche, tutti fattori che portano all’utilizzo forzato dei tappi per le orecchie, la soluzione più comoda per godere di qualche ora di silenzio in santa pace.

Una buona soluzione potrebbe essere ricorrere ai tappi monouso oppure optare per tappi fatti su misura del nostro orecchio che entreranno alla perfezione. Sarà altresì molto importante non usare mai i tappi delle orecchie di un’altra persona.

Occorre tenere conto del fatto che i tappi per le orecchie sono appositamente progettati per isolare dal rumore e alcuni sono utilizzati anche per evitare che entri l’acqua, il vento, la sabbia, ecc. nel canale uditivo. In questo modo, se dormi con i tappi, non starai facendo un cattivo uso di questi elementi, bensì ti starai giovando della loro utilità per dormire meglio.

Il timore più diffuso è quello di poter riportare danni al padiglione auricolare o all’udito, dovuti ad un utilizzo eccessivo o troppo prolungato di questi tamponi. E in effetti il rischio c’è, anche se non è così grave, ed è la formazione di tappi di cerume, dovuti al fatto che i tamponi spingono le secrezioni verso l’ interno dell’orecchio, impedendone la normale fuoriuscita.

In ogni caso, solo raramente il tappo di cerume è responsabile di problemi rilevanti all’orecchio. Certamente alla sua prima insorgenza in soggetti che mai hanno presentato questo problema, può destare sorpresa o spavento sentirsi “assordati” dopo una doccia o un bagno in piscina per effetto del fatto che il cerume, igroscopico, si è gonfiato ostruendo completamente il condotto uditivo esterno. Può rappresentare una situazione sgradevole l’instabilità soggettiva derivata da un tappo di cerume che preme sulla membrana del timpano. Può in alcuni casi rappresentare un fastidio vicino al dolore la presenza di un tappo che ha prodotto una piccola infiammazione di una regione anatomica estremamente delicata ed innervata come l’orecchio.

In realtà, l’unica precauzione da prendere nel caso in cui vogliate utilizzare i tappi per le orecchie, è quella di ricordare di non spingerli mai troppo a fondo, altrimenti rischiate di andare a toccare la membrana che avvolge il timpano, causando dolore e infiammazione. Anche nel caso soffriate di un’otite in corso o un eritema è bene evitare di utilizzare i tappi per le orecchie perché potrebbero peggiorare l’irritazione della cute del condotto uditivo.

Altro motivo per non spingere i tappi verso l’interno è che si potrebbe aumentare la pressione nel condotto uditivo esterno, causando dolore. Questo accade soprattutto di notte, quando si dorme con l’orecchio appoggiato al cuscino e con i tappi espandibili. E spingendoli troppo in basso, c’è il rischio che poi non si riescano ad estrarre. Al contrario, ciò non accade utilizzando i nostri tappi per le orecchie realizzati su misura mediante l’impronta del proprio condotto uditivo (clicca qui per maggiori info).

International Noise Awareness Day: la Giornata di sensibilizzazione sul rumore.

Una giornata per sensibilizzare i bambini e i ragazzi all’ascolto dei suoni che caratterizzano la propria vita e per proteggere le nostre orecchie dall’inquinamento acustico.

International Noise Awareness Day: la Giornata di sensibilizzazione sul rumore

Si celebra la ventiduesima edizione di International Noise Awareness Day nelle scuole italiane e del mondo.

Traffico, trasporto pubblico, conversazioni o musica di sottofondo possono dare fastidio sul lungo periodo. Un terzo della popolazione mondiale convive con un eccesso di rumore. Un problema che costituisce un rischio soprattutto per chi vive in grandi città. Ci si abitua lentamente all’eccesso di decibel, ma con il tempo è il nostro udito a rimetterci. Accanto ai disturbi uditivi possono insorgere anche insonnia, difficoltà di concentrazione, mal di testa o disturbi dell’umore.

L’International Noise Awareness Day è un evento nato nel 1995 e ideato dal Centre for Hearing and Communication negli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di promuovere la consapevolezza dei pericoli dell’esposizione a lungo termine ai troppi decibel e contrastare gli effetti sulla salute dei cittadini.

L’evento interessa ogni anno Scuole e Istituzioni in molti paesi del mondo e coinvolge varie Società Nazionali di Acustica, beneficiando del supporto dell’ EAA e del Network Eurocities.

La Giornata Internazionale di Sensibilizzazione sul Rumore rappresenta l’occasione per far conoscere ai bambini e ai ragazzi i problemi legati all’esposizione eccessiva al rumore e per educare all’ascolto dei suoni e dei paesaggi sonori, in condivisione con scuole di tutto il mondo.

Sono proprio i ragazzi i più esposti a questo problema, spesso abituati ad ascoltare in cuffia musica a volume troppo alto. Ma l’eccesso di decibel può disturbare anche nei posti di lavoro. L’Oms raccomanda che il livello massimo di rumore non superi gli 85 decibel.

Il tema della giornata sarà “SOUNDS OF MY PLACE”, per sensibilizzare i bambini e i ragazzi all’ascolto dei suoni che caratterizzano i paesaggi della propria vita e per trattare il tema dell’esposizione al rumore, dei rischi che essa comporta e delle possibili soluzioni. Nel corso delle iniziative sparse sul territorio, adulti e ragazzi impareranno a misurare e valutare il rumore nei diversi spazi interni ed esterni agli edifici scolastici. Potranno progettare le soluzioni mitigative e il miglioramento del clima acustico. E magari, scrivere o disegnare campagne pubblicitarie sul rumore.

Come effettuare l’impronta per il calco dell’orecchio

Come realizzare il calco dell’orecchio, tecniche e materiali, la modellatura di una protesi: il procedimento richiede pochi piccoli passaggi.

Come effettuare l’impronta per il calco dell’orecchio

Per realizzare il calco dell’orecchio interno ci vogliono pochi minuti ed è un’operazione estremamente semplice a rischio zero ed è assolutamente indolore.

La prima cosa da fare è l’inserimento di un tampone in spugna che serve ad isolare la parte interna in prossimità del timpano dal resto del canale dell’orecchio che si chiame “meato“. Una volta creata la barriera fra il timpano e l’orecchio interno si prepara la pasta di silicone da impronta fino a ricoprire buona parte del padiglione auricolare. Non basta solo il calco del meato ma serve anche parte dell’impronta dell’esterno dell’orecchio.

Si raccomanda di non muovere la bocca, non parlare o deglutire ed evitare di masticare chewingum durante l’operazione. Il movimento mandibolare infatti potrebbe variare la forma della parte interna all’orecchio e falsare la precisione che si intende ottenere del calco.

Il materiale di cui è composto il silicone da impronta ci mette circa un minuto ad asciugare ed indurire quindi a catalizzare per cui è preferibile mantenere la bocca ferma durante l’attesa.

Passato il minuto si può tranquillamente estrarre il calco dall’orecchio ed è pronto per essere consegnato all’audio protesista che sarà pronto per la costruzione dei vostri otoprotettori su misura.

Ma chi realizza il calco dell’orecchio? Spesso i nostri clienti si rivolgono ai centri Amplifon, perché sono ben attrezzati e si trovano praticamente in tutte le città italiane (non abbiamo alcun tipo di accordo commerciale con queste attività). È assolutamente necessario avere dei calchi profondi e di ottimo livello.