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Otoprotettori su misura: la giusta scelta anche nel rispetto dell’ambiente

Il Parlamento UE vieta i prodotti usa e getta: un ulteriore motivo per preferire gli otoprotettori su misura ai più comuni tappi usa e getta.

Otoprotettori su misura: la giusta scelta anche nel rispetto dell’ambiente

Dopo aver messo al bando i sacchetti di plastica nel 2015, adesso l’Europa sta cercando di portare avanti una strategia formata dal pacchetto sull’economia circolare recentemente approvato definitivamente da Consiglio e Parlamento e dalla proposta di una tassa sulla plastica.

Nel mondo, le materie plastiche costituiscono l’85% dei rifiuti marini. Sotto forma di microplastiche sono presenti anche nell’aria, nell’acqua e finiscono anche sulle nostre tavole. L’Europa se ne sta finalmente rendendo conto.

Dal 2021 verrà quindi bandita una lunga serie di oggetti monouso oggi utilizzati comunemente: posate e piatti di plastica, cannucce, bastoncini cotonati, sacchetti di plastica osso-degradabili e contenitori per alimenti in polistirolo espanso. La direttiva, che ora dovrà essere trasposta nei diritti nazionali, prevede il principio di chi inquina paga. Tra le altre cose sarà responsabilità dei produttori di rete da pesca recuperare le reti abbandonate in mare perché sfilacciate o rotte.

Più in generale, il testo legislativo prevede che i governi nazionali impongano una riduzione nell’uso degli oggetti di plastica, per esempio i contenitori alimentari o le tazze per bevande. In un comunicato, l’associazione dei produttori di plastica PlasticsEurope ha salutato il nuovo impegno contro l’inquinamento, ma ha sottolineato come ora sia importante «una applicazione coerente» della direttiva in tutti i paesi europei.

Secondo la Commissione europea, oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. I prodotti soggetti a queste misure costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini. A causa della sua lenta decomposizione, la plastica si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge dell’UE e del mondo. I residui di plastica si trovano in diverse specie animali come tartarughe marine, foche, balene e uccelli, ma anche in molluschi, pesci e crostacei, quindi anche nella catena alimentare dell’uomo.

L’adozione della direttiva comporterà numerosi benefici sia ambientali che economici.

Le nuove misure, ad esempio, eviteranno l’equivalente di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera, preverranno danni ambientali quantificabili fino al 2030 in 22 miliardi di euro e consentiranno ai consumatori di risparmiare circa 6,5 miliardi di euro.

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo?

Anche gli otoprotettori usa e getta sono potenziali elementi dannosi che incrementano i livelli di inquinamento nel nostro pianeta. Proviamo a fare due considerazioni sulla base di un utilizzo medio di questo tipo di protezioni acustiche. Se ogni individuo utilizzasse una nuova coppia di otoprotettori usa e getta, supponiamo, ogni due giorni, si troverebbe nella condizione di acquistare circa 180 coppie all’anno. Supponiamo anche che una coppia di otoprotettori pesi 10 grammi. Ogni anno quindi, un utilizzatore medio genererebbe quindi 1,8 kg di rifiuti legati solo allo smaltimento di questo tipo di dispositivi per la protezione dell’udito. Oltre 7 kg di rifiuti ogni 4 anni, periodo che corrisponde anche alla durata media dei più performanti otoprotettori su misura.

Quante persone nel mondo utilizzano i tappi usa e getta? E quanti rifiuti generano ogni anno?

Tralasciando i costi elevati sostenuti nel tempo scegliendo queste soluzioni (clicca qui per leggere l’approfondimento), è facile intuire che i numeri in gioco, in questo caso i pesi in gioco, sono pericolosamente inquietanti. Gli otoprotettori usa e getta, che ricordiamo non rappresentano la migliore soluzione a livello di performance, sono prodotti con materiali plastici che impiegano dai 20 ai 450 anni per degradarsi nell’ambiente.

Intanto andiamo dritti all’obiettivo di diminuire l’uso, e quindi lo scarto e l’eventuale (molto eventuale…) riciclo, della plastica.

Non è poi così difficile cambiare alcune delle nostre abitudini. Con un piccolo sforzo iniziale e un po’ di organizzazione, possiamo ridurre moltissimo l’uso di questi materiali e quindi anche l’accumulo dei loro rifiuti che vanno a finire in discarica o nei nostri mari, dove impiegano centinaia di anni per degradarsi e anzi, si riducono in frammenti ridottissimi che entrano a far parte delle catene alimentari, con i danni che questo comporta.

Sentiamoci tutti, uno per uno, degli agenti promotori di questa battaglia. Immaginate: come se ognuno di noi avesse una spilla attaccata alla giacca, al pullover, alla camicia, con la semplice scritta: No plastica. Ma più che con un accessorio da abbigliamento, la nostra funzione di agenti si dovrebbe tradurre nell’obiettivo di contaminare chiunque abbia rapporti o relazioni con noi (di lavoro, di amicizia, di famiglia).

Con il passaparola, la piccola testimonianza, il gioco dell’imitazione, vedrete che la riduzione della plastica non sarà più una velleità tardo-ambientalista, ma diventerà uno stile di vita condiviso e utile.

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